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Fiabe per la nanna: “Fulvio e la soffitta degli allegri fantasmi”

Le fiabe conciliano il sonno soprattutto perché permettono al bambino di scaricare eventuali ansie e tensioni, attraverso la dinamica dell’immedesimazione. Il piccolo può infatti riconoscersi nei vari personaggi che animano il racconto, prima rivivendo le proprie paure o i propri risentimenti e poi superandoli. Non è dannoso per il suo equilibrio che nella fiaba ci siano personaggi malvagi o situazioni angoscianti. L’importante è che il lieto fine si assicurato.

Oggi vi racconto una fiaba presa dal sito www.favoledellabuonanotte.it dal titolo “Fulvio e la soffitta degli allegri fantasmi

“Fulvio era un bambino di otto anni che viveva assieme ai genitori nella grande villa di famiglia: i genitori lo avevano iscritto nella più importante scuola privata della città, una scuola dove tutti i bambini indossavano una severa divisa blu. Ogni pomeriggio Fulvio aveva la sua lezione di violino: la maestra esigeva da lui il massimo impegno e ogni volta lo faceva esercitare con brani di musica classica. Fulvio, pur amando quel genere di melodie, le chiedeva però se fosse possibile suonare anche un po’ della musica klezmer che tanto piaceva al suo defunto nonno: la musica klezmer era quella suonata dai violinisti amici di nonno Alfonso, una musica veloce e piena di brio, a volte allegramente indiavolata, che suscitava nella mente di Fulvio l’immagine di tanti acrobati del circo impegnati in danze vorticose. La maestra però rispondeva al bambino che quel genere di musica non era previsto nel programma del corso, e così a Fulvio non restava che tornare ad esercitarsi sugli spartiti di musica classica.
Una sera come tante però, dopo essersi infilato sotto le coperte per andare a dormire, il bambino sentì in lontananza il suono di un violino: quelle note assomigliavano tantissimo alla musica suonata dall’allegra orchestrina di nonno Alfonso. – Ma da dove proviene questa musica? – si chiedeva Fulvio. Il bambino chiamò sua mamma e le domandò se anche lei riuscisse ad avvertire quel suono. – Ma no, caro, – gli rispose lei – forse ti confondi col rumore del temporale che sta impazzando là fuori: torna pure a dormire, domani devi andare a scuola. Fulvio si coricò di nuovo sotto le coperte e la mamma uscì dalla stanza. – Eppure, – mormorava fra sé il bambino – io sento chiaramente questi suoni, è la musica di nonno Alfonso! Fulvio si alzò dal letto, si infilò le sue pantofole rosse e uscì dalla stanza. Il corridoio della grande casa era lungo e buio: il bambino iniziò a percorrerlo finchè giunse alle scale che conducevano alla soffitta. – La musica proviene da lì. – disse Fulvio salendo la scala a chiocciola. Giunto davanti alla porta della soffitta, il bambino provò ad aprirla, ma la trovò chiusa a chiave – Accidenti, – diceva fra sé – questa porta è sprangata, eppure là dentro c’è qualcuno, io sento il suono del violino … – Santo cielo, nipote mio, – disse all’improvviso una voce – se la porta è chiusa a chiave, vorrà dire che dovrai passarci attraverso! – una mano bianca come il latte sbucò allora dalla serratura, afferrò Fulvio per un braccio e lo condusse all’interno della stanza, facendolo passare magicamente attraverso la porta. – Nonno! – esclamò Fulvio sbalordito – Sei proprio tu? Mentre gli altri allegri fantasmi continuavano a suonare i loro violini, il nonno di Fulvio dava un caloroso benvenuto all’amato nipote. – Allora, ragazzo, ti piace ancora la nostra musica? Direi proprio di si, poichè solo le tue orecchie sono state capaci di udire questi suoni che gli altri esseri umani non possono sentire. – Certo che mi piace questa musica, la adoro, ma purtroppo a scuola non me la fanno mai suonare. – Amici, – disse il nonno agli altri fantasmi – un violino per mio nipote! Fra le mani di Fulvio si materializzò allora un violino color bianco latte, e il bambino incominciò a suonare con gli altri. Tutti assieme si muovevano lievemente per la stanza. A un certo punto Fulvio si rese conto che i suoi piedi si erano sollevati dal suolo: stava svolazzando a mezz’aria così come facevano gli altri fantasmi. – Nonno, non immagini quanto mi stia divertendo a suonare questa musica qui con voi, credo che potrei andare avanti tutta la notte! – esclamò. – Beh, ora non esageriamo, – gli rispose nonno Alfonso – ricordati che domani devi andare a scuola. Facciamo in questo modo: per oggi ci fermiamo qua, ma fra qualche sera sentirai ancora queste note e potrai raggiungerci di nuovo in soffitta per suonare assieme a noi. Ti prometto che troverai anche nonna Clara, che ci accompagnerà al pianoforte, e insieme ti insegneremo nuove melodie. – Allora per stasera ci salutiamo qui? – chiese Fulvio. Il nonno sorrise al nipotino, lo baciò in fronte e Fulvio cadde in un sonno profondo. Quando al mattino si risvegliò nel suo letto, il bambino si domandò se non avesse solo sognato tutto quello che era accaduto la sera precedente, finché scorse accanto al suo cuscino quel violino color bianco latte. Non restava altro che attendere il prossimo concertino.”


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