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Risvegli notturni: l’ansia da separazione

Intorno ai sei-sette mesi di vita, anche i bambini più pacifici e dormiglioni possono iniziare a ribellarsi al lettino oppure svegliarsi di tanto in tanto di notte. Se l’educazione al sonno è stata impartita in modo corretto e quindi queste manifestazioni rappresentano una novità rispetto al comportamento dei mesi precedenti, si può ipotizzare che siano in relazione con al cosiddetta “ansia da separazione”.

Si tratta di una sensazione dolorosa dovuta al fatto che il bambino inizia ad avere piena consapevolezza del fatto che lui e la mamma sono due entità distinte e che quindi la mamma è separata da lui. A questa “scoperta”, naturale, ma per alcuni bimbi destabilizzante, si aggiunge un’altra nuova consapevolezza: la mamma può allontanarsi e anche sparire.

Vediamo insieme cosa fare in questi casi.

In questo periodo delicato è più che mai opportuno attenersi ai rituali della buona nanna, che aiutano il bambino ad acquisire sicurezza. Nello stesso tempo, però, bisogna continuare a essere rigide per quanto riguarda l’ora della nanna e l’abitudine di allontanarsi in breve tempo dal lettino in cui si è adagiato il bambino per la notte.

Se si sveglia durante il sonno, si può attendere un paio di minuti, trascorsi i quali è bene raggiungere il lettino e far sentire al bambino la propria presenza, sussurrandogli qualche frase affettuosa. In questo modo si aiuta il bambino a comprendere che la mamma c’è e torna sempre. Salvo casi particolarissimi, non conviene invece prenderlo quasi automaticamente in braccio: farlo significherebbe porre le basi per una scorretta educazione al sonno.

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4 risposte a “Risvegli notturni: l’ansia da separazione”

  1. bruxa scrive:

    pienamente d’accordo con te Rosaria ! in questo periodo non sento altro che parlare del metodo Estivill, moltissimi amici mi dicono “dorme tutta la notte, non si sveglia mai, funziona”, sarà ma io non posso nemmeno immaginare di farlo soffrire in quel modo, contrariamente a quel metodo, di cui non ci sono prove scientifiche di effetti positivi sui bimbi (tra l’altro sembra che l’autore si sia ricreduto anni dopo) è invece dimostrato che i bimbi a cui non è stato negato il contatto fisico durante la nanna crescono diventando adulti più equilibrati e sereni.

  2. chiara scrive:

    il bisogno di contatto umano e’ fisiologico nel bambino…. io ho risolto cantando ninnananne e tenendolo vicino.

  3. Paola scrive:

    ..personalmente ho adottato questo “sistema” con la più piccola, ed ha funzionato. Orari regolari, routine della nanna e i primi tempi quando si svegliava ho aspettato sempre qualche minuto prima di correre da lei! Dorme da sola nel suo lettino e prima nella culletta da sempre e per tutta la notte! Con il primo non è stato così! E’ vero che i bambini hanno cicli di sonno più brevi rispetto ai nostri e che hanno bisogno di contatto, affetto e calore, ma è vero anche, secondo me, che devono abituarsi all’idea che la mamma c’è sempre….anche quando non è vicino a loro!!!

  4. Rosaria scrive:

    Pessimo modo per far comprendere ad un bambino che la mamma c’è, è vicina a lui e non lo abbandona.
    Un bimbo ha BISOGNO di contatto, affetto, calore. Ha bisogno delle braccia della mamma per sentirsi sicuro. Oppure vogliamo prima fargli capire che deve piangere e scalpitare quei due/tre/x minuti prima che la mamma si decida a concedergli un abbraccio?
    Vanno benissimo i rituali per la nanna e l’orario stabile, se il bambino ha sonno, ma facciamoci capaci che è nella norma che un bambino si svegli durante la notte, anche più volte, fino ai tre o quattro anni. Fa parte della fisiologia del sonno infantile, che è naturalmente frammentato, perchè fatto di cicli più brevi rispetto ai nostri.

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